Gran confusione nella sanità lombarda: l’eccellenza scricchiola, Bertolaso striglia i manager e gli infermieri restano in trincea.
La Lombardia scivola al sesto posto nel monitoraggio nazionale sui livelli essenziali di assistenza, Alessandra Kustermann mette in discussione il modello sanitario regionale, Guido Bertolaso attacca i vertici delle aziende e annuncia controlli nei Pronto soccorso. Intanto il caldo mette sotto pressione il sistema, arrivano i “Cold Spot”, le liste d’attesa restano un problema e continuano le aggressioni al personale sanitario. FIALS Lombardia: «Le criticità denunciate in questi anni erano reali. Ma cambiare i Direttori Generali non basta: bisogna investire sui lavoratori».
Gran confusione sotto il cielo della sanità lombarda. E, contrariamente al celebre adagio, la situazione non sembra affatto eccellente.
Anzi, proprio la parola “eccellenza”, utilizzata per anni quasi come un marchio di fabbrica del sistema sanitario regionale, comincia a essere pronunciata con maggiore cautela.
La fotografia più recente è impietosa almeno sul piano simbolico: la Lombardia è soltanto sesta nel monitoraggio del Ministero della Salute sui livelli essenziali di assistenza, dietro Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte e Provincia autonoma di Trento. Non è un crollo e la Regione resta sopra le soglie di garanzia, ma per un sistema abituato a presentarsi come il migliore d’Italia il sesto posto ha inevitabilmente il sapore di un ridimensionamento.
E soprattutto evidenzia un paradosso ormai difficile da nascondere: la Lombardia continua ad avere punte di assoluta eccellenza nella medicina specialistica e ospedaliera, ma mostra maggiori difficoltà quando il cittadino deve confrontarsi con la sanità quotidiana, quella del medico di famiglia, dell’assistenza territoriale, delle cure domiciliari, delle liste d’attesa e dell’accesso ai servizi.
Kustermann rompe il tabù: «Troppo spazio ai privati»
A mettere il dito nella piaga è stata Alessandra Kustermann, per anni figura di primo piano della sanità pubblica milanese, che in un’intervista a Repubblica ha pronunciato parole destinate a fare discutere: «Troppo spazio dato ai privati, non siamo più un’eccellenza».
La sua analisi non è una difesa nostalgica del passato, ma una critica strutturale al modello lombardo. Secondo Kustermann, i problemi non dipendono dalla qualità di medici e infermieri, ma dalle scelte organizzative e politiche che hanno progressivamente indebolito il servizio pubblico, mentre una quota crescente di risorse e prestazioni è stata affidata al sistema privato accreditato.
Il punto, in fondo, è abbastanza semplice: un sistema sanitario non può essere giudicato soltanto dalla qualità delle sue migliori cardiochirurgie o dei suoi centri oncologici. Deve essere valutato anche sulla possibilità per un anziano di ricevere assistenza a domicilio, per una famiglia di trovare un medico di base, per un paziente di effettuare un esame diagnostico in tempi ragionevoli senza essere costretto a mettere mano al portafoglio.
Ed è proprio qui che la macchina lombarda sembra procedere con maggiore fatica.
Bertolaso contro i suoi manager: «In quattro anni nessun progresso»
Nel frattempo, a rendere il quadro ancora più singolare, è lo stesso assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso a mettere sotto accusa una parte della macchina sanitaria che governa.
L’assessore ha convocato circa 150 tra Direttori Generali, Direttori sanitari e responsabili dei Pronto soccorso, contestando la gestione dei pazienti, la scarsa capacità di fare rete e le inefficienze organizzative. Il messaggio rivolto ai manager è stato tutt’altro che diplomatico: a fine anno diversi incarichi potrebbero non essere rinnovati.
Secondo quanto riportato dalla stampa, Bertolaso avrebbe contestato il fatto che negli ultimi quattro anni non sia cambiato abbastanza, annunciando anche controlli nei Pronto soccorso. Il problema dei pazienti costretti per ore, talvolta per giorni, nei reparti di emergenza non sarebbe dunque soltanto conseguenza della carenza di personale, ma anche di una cattiva organizzazione delle strutture.
Qui, però, nasce una domanda politicamente inevitabile: se la gestione di numerose aziende sanitarie è così insoddisfacente, chi ha scelto i manager che le amministrano?
Perché i Direttori Generali non sono arrivati negli ospedali lombardi per sorteggio, né sono stati depositati nottetempo da qualche astronave. Sono il vertice di una catena di governo che fa capo alla Regione. Se oggi l’assessore li mette sotto accusa, significa che esiste un problema serio. Ma significa anche che il problema non può essere scaricato interamente sull’ultimo anello della catena.
FIALS: «Le criticità che denunciavamo erano reali»
È esattamente il punto sollevato da FIALS Lombardia, che dopo le parole di Bertolaso ha rivendicato la fondatezza delle denunce avanzate negli ultimi anni.
«Se oggi la stessa Regione mette in discussione la gestione di una parte del sistema sanitario lombardo, significa che le criticità segnalate in questi anni non erano allarmismi, ma la rappresentazione fedele della realtà vissuta quotidianamente negli ospedali», ha dichiarato Roberto Gentile, Segretario Generale Regionale di FIALS Lombardia.
Il sindacato evita di entrare nella partita, inevitabilmente anche politica, delle nomine e delle riconferme dei Direttori Generali. Ma pone una questione più profonda: si può davvero pensare di risolvere i problemi della sanità sostituendo alcuni manager senza affrontare la carenza di personale e le condizioni di lavoro?
Per FIALS la risposta è chiaramente negativa.
«I problemi della sanità lombarda sono strutturali e non si risolvono semplicemente sostituendo alcuni Direttori Generali», osserva Gentile. «Serve un cambio di passo che metta finalmente al centro chi ogni giorno garantisce il funzionamento degli ospedali. Bisogna investire sul personale, riconoscerne il valore professionale ed economico e creare condizioni di lavoro sostenibili. Senza i professionisti, nessuna riorganizzazione del sistema sanitario potrà produrre risultati duraturi».
Ed è difficile contestare che, mentre ai piani alti si discute di governance, nei reparti la sanità continui a essere tenuta in piedi da medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici e personale amministrativo alle prese con organici insufficienti, turni pesanti e una pressione assistenziale crescente.
Fonte newsfood.com: https://newsfood.com/gran-confusione-sanita-lombarda-bertolaso-kustermann-fials/
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